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Ritorniamo alle nostre radici. Il nuovo album di Alberto Damiani
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Dopo il primo album “Scusate il ritardo”, un nuovo importante progetto per Alberto Damiani. E' uscito infatti “Ritorniamo alle nostre radici”, composto da 12 brani inediti. Il nuovo lp è caratterizzato da sonorità Rock-Pop, Country e Blues e si avvale della collaborazione di musicisti professionisti. Un album in linea assoluta con il titolo, poiché c'è tutta la voglia di onorare non solo le radici musicali, ma anche quelle popolari, le tradizioni, il passato esistenziale ed il gusto per le cose semplici della vita.
E' incredibile constatare quanto le nostre abitudini siano cambiate: ora i nostri falò sul mare sono i gruppi sui social network, le nostre conversazioni si svolgono in chat e difficilmente ci troveremo ad inviare una lettera scritta a mano, come si faceva una volta. Insomma, appare chiaro che non siamo più consapevoli delle radici con le quali siamo piantati nel terreno della vita.
C'è un cantautore che nel suo secondo album, “Ritorniamo alle nostre radici”, ha espresso questa sensazione attraverso suoni e parole.
Alberto Damiani, nato nel Cilento e cresciuto con le musiche di Creedence Clearwater Revival e John Fogerty, ha scritto, arrangiato e prodotto un album nel quale la tradizione diviene motivazione ad esprimersi con sonorità folk-rock-blues, suoni sintetici degli anni '80, strumenti come hammond, violino, sax e armonica, parole che conducono ai valori più importanti della nostra cultura e del nostro vissuto. Così ogni brano rappresenta un diverso ritorno alle radici: la necessità di ritrovarsi in un bar, la riscoperta del vero amore o il ricordo di luoghi, storie e persone cari al cuore.
L'intento è chiaro già dalla prima canzone dalla quale trae il titolo l'album. Ritorniamo alle nostre radici è infatti un insieme di constatazioni su quanto sia necessario tornare a strumenti semplici, all'incontro con le persone, ai nostri valori. E poi Chiedersi perché il mondo non si ferma, dove sia la verità e quanto siamo disposti a comprendere di essa piuttosto che affidarci a risposte che sono altre domande. E' il “carosello burlone” di sonorità anni '80 di una tastiera a rappresentare la velocità del tempo che scorre nel viaggio intorno al mondo.
Immergersi nelle emozioni rock di Il Vero Amore è un po' come decidere di affidare al cuore le scelte. Aprire le porte del cuore significa lasciare arrivare l'amore sincero, fare chiarezza sulle nostre reali necessità, non negare a se stessi la possibilità di incontrare qualcuno di speciale e di essere felici. Così il cantautore ci introduce al brano Nel mio sogno, nel quale è il violino a definire le atmosfere e la profondità delle emozioni. Questa ballata è caratterizzata da romantici ritornelli e scandita da ritmi lenti, evocativi dell'ambiente onirico.
Stuzzicanti le sonorità anni '60 di Ariel, una ragazza che incarna la perfezione, il sogno di un amore incondizionato da giudizi e preconcetti. Si tratta dello sguardo di un uomo felice di ammirare e adorare quello che per lui è un ideale di bellezza.
Guardami Adesso è un dialogo tra un uomo deluso da false promesse e la donna che lo ha lasciato, rinunciando così all'amore e condannandosi alla solitudine. Sono domande su ciò che rimane del passato, di loro due insieme, nonostante le scelte fatte. Quesiti che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è posto nell'affrontare la fine di una storia.
Anche in Vorrei fare il politico c'è un forte richiamo a sonorità del passato, ma con contenuti assolutamente attuali. La canzone è infatti il paradossale dialogo tra un uomo e il suo amico politico, che descrive i reali obblighi, spesso non rispettati, che dovrebbe avere una persona impegnata in politica. Il brano è la facciata ipocrita, l'apparenza attraverso le belle parole e i moralismi.
E parlando di radici e tradizioni, 23 febbraio 1930 è una canzone dedicata al papà del cantautore, nato e vissuto in un borgo del Cilento, venuto a mancare improvvisamente. Un uomo che ha lasciato un segno profondo nella memoria del figlio e la sensazione che il tempo non sia mai abbastanza, per dirsi addio, per assaporare i momenti assieme.
Quella successiva è un pensiero dedicato invece alla madre. E resti seduta è un momento toccante e profondo, la descrizione del vuoto e dello smarrimento che prova una moglie dopo la morte del marito. Riconosco quelle parole di conforto che nonostante il dolore ogni genitore rivolgerebbe al proprio figlio: andare avanti, non rinunciare ai propri sogni, fare in modo che la propria vita abbia un senso nonostante il dolore della perdita.
Tutto sfuma nelle atmosfere rapide e movimentate di Al Bar dell'Assunta. E' un invito al vivere pienamente i momenti piacevoli con gli amici, ad assaporare la bellezza dello stare insieme e la consuetudine del frequentare il bar del paese, dove tutti si conoscono.
Stellina di Argento è la perdita di un sogno, la constatazione che nella vita spesso l'inganno indurisce il cuore. Serve ritrovare il sogno, la speranza che possa illuminare ogni cosa e trasformare il piombo, la pesante realtà, in argento e poi in oro, per realizzare la propria vita.
Il cantautore torna per un attimo indietro nel tempo in Curiosando tra i miei pensieri. Si concede un momento per pensare ad una storia passata, a ciò che è stato, prima di decidere di lasciarsela definitivamente alle spalle. E' un'analisi su quanto i desideri possano cambiare col tempo e su come nel presente un addio al passato sia necessario per poter pensare con integrità di spirito al domani.
Le parole delle canzoni di Damiani, con molta semplicità, esprimono concetti di ovvia parvenza, ma spesso dimenticati lungo la strada da quanti non riescono ad esprimerli o a ricavarne il senso.
Forse il cantautore dovrebbe permettere alla sua voce di imporsi maggiormente sulle tonalità, aspetto che migliorerebbe molto l'espressività di ogni brano, ma il suo album nel complesso è un buon modo per ricordare l'importanza della tradizione, dei ricordi e delle esperienze di vita e non permettere al tempo di corromperli.
www.myspace.com/albertodamiani
Track list
1 – Ritorniamo alle nostre radici
2 – Chiedersi perché
3 – Il vero amore
4 – Nel mio sogno
5 – Ariel
6 – Guardami adesso
7 – Vorrei fare il politico
8 – 23 febbraio 1930
9 – E resti seduta
10 – Al Bar dell'Assunta
11 – Stellina di Argento
12 – Curiosando tra i miei pensieri
Scritto, arrangiato e prodotto da Alberto Damiani
Produzione artistica: Antonello D'Urso
Mixaggio: Simone Pirazzoli presso studio ex Cantine Imola
Musicisti
Alberto Damiani: voce e chitarra
Antonello D'Urso: chitarre, basso e mandolino
Michele Petruzzelli: sax
Max Messina: batteria
Nicola Morali: tastiere, hammond, pianoforte
Tony Farina: armonica
Valeria Sturba: violino
Caterina Minguzzi: coro
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