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Claterna. Scavare nella storia.
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Visitando gli scavi archeologici di Claterna, in provincia di Ozzano dell’Emilia (Bologna), è possibile riscoprire coi propri occhi un mondo che giace sotto un terreno di circa 18 ettari. Dalla terra, le mani pazienti di volontari ed archeologi riportano alla luce le testimonianze di un passato lontano quanto importante, che interessa tutta la comunità con il suo messaggio: l'importanza delle nostre radici.
Nella pianura di Ozzano dell’Emilia, seguendo la Via Emilia fino alla casa gialla poco dopo la località di Maggio, è possibile visitare gli scavi archeologici dell'antica città romana Claterna; nata nel II secolo a.C. e abbandonata intorno al V-VI secolo d.C., ha rappresentato la principale realtà municipale, territoriale e amministrativa del Bolognese orientale, fra Idice e Sillaro, durante tutta l'età romana.
Durante la mia visita al sito, sono stata accompagnata da Roberta Michelini, archeologa e segretario generale dell’associazione Civitas Claterna, che mi ha illustrato la storia e l'iter di ricerca che stanno conducendo in questi luoghi. Si tratta di un terreno di 18 ettari, nel quale da quattro anni l'Associazione Civitas Claterna, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, sta conducendo un'ampia ricerca per delineare le origini del tessuto urbano della città, ma anche per portare al grande pubblico i risultati di questa indagine.
L'acquisizione da parte dello Stato dei terreni sui quali l'antica città sorge, ne ha garantito l'isolamento dalle attività di coltivazione dei contadini per evitare che le arature non danneggiassero i resti di quanto ancora sommerso a 30 centimetri sotto la terra.
Di Claterna si conosce da secoli l'esistenza: lo confermano alcune cartine topografiche del 1500. Inoltre vi si sono svolte diverse attività di scavo, condotte dal 1890 per poi continuare negli anni '30, '60 e '80. Queste ricerche, insieme ad oggetti, suppellettili ed altri reperti rinvenuti, stanno permettendo agli studiosi dell'Associazione Civitas Claterna, di stilare il profilo della vita pubblica e privata, di usi e costumi, dell'amministrazione politica e culturale e del tessuto sociale dell'antica città.
Insieme a Roberta Michelini ho avuto modo di entrare direttamente nel punto in cui si stanno effettuando gli scavi. Attualmente le indagini stanno portando alla luce porzioni di una domus appartenuta probabilmente ad una famiglia benestante. Si tratta di scavi cominciati nel anni '60 poi ripresi nel corso degli ultimi vent'anni, che stanno rivelando il perimetro di un edificio molto ampio, che racchiudeva al suo interno un giardino porticato (come d’uso nella tradizione architettonica romana). Nella nostra immaginazione, possiamo sicuramente figurarcela come una splendida residenza, abbellita da un prato molto curato, con fontane o altri elementi tipici dei giardini del tempo. I pavimenti a mosaico e cocciopesto, di grande pregio e dai motivi diversificati per ogni ambiente della casa, sono un altro degli elementi che hanno permesso di comprendere informazioni sulla vita e la struttura di questa grande abitazione al momento della sua costruzione durante l'età repubblicana.
Ma cosa aiuta gli archeologi a capire l'età di quanto viene ritrovato e riportato alla luce? La terra, o meglio, gli strati. Tramite il colore, gli strati di terra diventano riconoscibili uno dall’altro e restituiscono preziose informazioni di quello che è successo nel passato. Si tratta di un elemento determinante, la vera anima della ricerca degli studiosi di Claterna, ancora più importante della bellezza delle pavimentazioni riportate alla luce.
Accanto a questa attività di scavo, ve n'è poi una ancora più delicata e onerosa in termini economici: quella del restauro e della conservazione di quanto viene rinvenuto. Si tratta di un lavoro paziente e costante contro il tempo e le condizioni metereologiche, che comporta la protezione delle parti di pavimentazione con materiali particolari che ne impediscano l'ulteriore sgretolamento.
I motivi dell'abbandono della città non sono ancora certi. Si presume che non sia stato dovuto ad eventi come epidemie, disastri ambientali come incendi o terremoti o condizioni metereologiche avverse. Dai dati storici, si desume vi sia stata l'esigenza di condizioni di vita migliori, sia dal lato economico, che dal lato sociale o politico.
Come abbiamo detto all'inizio, un altro degli scopi dell'Associazione Civitas Claterna è quello di divulgare ed ampliare un concetto di grande importanza: le nostre radici. Ciò che non comprendiamo del presente è in gran parte una lacuna che proviene dal passato.
Avvicinare i ragazzi e gli adulti a questi luoghi significa far loro comprendere l'importanza di quelle fondamenta che hanno costruito e caratterizzato il tessuto urbano e culturale del loro territorio. Sarebbe impossibile comprendere il presente e pensare ad un futuro senza conoscere il proprio passato.
In questo senso, l’Associazione è erede di un progetto europeo, il Progetto “Virom”, che ha coinvolto, fra 2004 e 2005, studenti ozzanesi, svedesi e polacchi e che ha portato i ragazzi a lavorare attivamente alla ricostruzione del passato del loro territorio; oggi l’associazione coinvolge nelle sue attività didattiche diverse scuole del Bolognese orientale (Ozzano, Castel S. Pietro, Toscanella di Dozza, Medicina, Budrio), spesso in collaborazione con altre realtà culturali attive sul territorio. L’attività didattica diventa un momento di incontro tra esperti e bambini per conoscere le origini della loro stessa esistenza. Durante questi incontri, gli esperti mostrano agli alunni le diverse attività che si svolgono durante gli scavi, gli strumenti utilizzati, le figure professionali coinvolte negli studi, la tipologia dei materiali ritrovati.
Inoltre, vengono coinvolti in diverse attività che li aiutano ad apprendere meglio, divertendosi, quanto viene trasmesso dagli esperti: è il caso, ad esempio, della ricerca nella terra di reperti e della successiva ricostruzione in classe della storia, della funzione e dell'aspetto di ognuno.
Alcuni di questi bambini, della scuola primaria "G. Pulicari" di Toscanella di Dozza, hanno scritto e pubblicato un quaderno illustrato, dal quale ho tratto il titolo che ho dato a questo articolo che trovo semplicemente azzeccato. Il quaderno mostra in maniera molto chiara (proprio come il linguaggio di un bambino), quanto appreso durante e dopo la visita a Claterna, dimostrando quanto sia stata significativa questa esperienza per tutti loro.
Inoltre, tra le attività connesse alle ricerche svolte nell'antica città, vi è anche la Mostra-Museo allestita presso il Palazzo della Cultura di Ozzano, che ospita anche la Biblioteca; in essa sono raccolti alcuni dei reperti trovati durante gli scavi fino agli anni ‘60, corredati da interessanti cartelloni e proiezioni. Speriamo che col procedere degli scavi e degli studi, la funzione espositiva possa essere affiancata dalla tecnologia, con le ricostruzioni digitali dell'antica città romana. Indubbiamente, apporterebbe un valore aggiunto alle ricerche svolte finora.
In conclusione, un consiglio: spegnete il computer per un attimo e visitate Claterna. Scoprirete che al di là del viaggio virtuale c'è un percorso ancora più profondo da fare, che corre lungo le vie delle vostre stesse origini, di ciò che eravate e di ciò che oggi siete grazie alle tradizioni ed alla cultura del passato.
Un particolare ringraziamento a Roberta Michelini per avermi accompagnato durante la visita agli scavi di Claterna ed un augurio a tutti i membri dell'Associazione Civitas Claterna, volontari compresi, per il lavoro che stanno conducendo e che ancora condurranno.
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